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Nome
Abazia di San Nilo

Epoca di edificazione
XI sec.

Localizzazione
Corso del Popolo, 128

Visitabilità
L'abazia è visitabile su prenotazione.Tutti i giorni dale 8:30 alle 12:30 e dalle 16:00 alle 18:00 Al suo interno custodisce un interessante museo. Per informazioni e prenotazione chiamare allo 06.94.59.309

Accessibilità
dalla Via anagnina poco prima di arrivare nel centro storico si svolta a destra per V.le S. Nilo dove si può parcheggiare

Accessibilità disabili
accessibile

Segnaletica
una segnalitica di tipo turistico accompagna agevolmente all'abazia

Assistenza visite guidate
si eseguono visite guidate in italiano ed inglese per ulteriori informazioni contatare il numero di tel. 06 9459309

Materiale esplicativo
l'abazia ha una ricca biblioteca e dispone di guide e depliants illustrativi

Abbazia di San Nilo, XI-XVI secolo
Nel 1004 S. Nilo da Rossano, egumeno dei monaci greci basiliani, fuggito dalla Calabria in seguito alle incursioni saracene, fondò l'Abbazia su un vasto terreno donatogli dal conte Gregorio I dei Conti di Tuscolo, che in precedenza era stato ospitato a lungo dal monaco presso il monastero di S. Agata, nella valle della Molara.

Il forte legame tra la badia e la famiglia tuscolana si consolidò sempre più, tanto che nel 1037 Benedetto IX (1032-1044), nipote di Gregorio I, le concesse dei beni nel territorio di Albano e volle come consigliere l'abate Bartolomeo. Nel XII secolo Callisto II (1119-1124) dichiarò l'abbazia soggetta esclusivamente alla Santa Sede e libera dalla giurisdizione del vescovo, rafforzando enormemente il potere dell'abbazia. Il monastero giunse a possedere terreni vastissimi che andavano da Albano fino alla Labicana, fu coinvolto anche nelle lotte fra Tuscolo e Roma e nel 1163 i monaci furono costretti a rifugiarsi a Subiaco.

Nel 1379, durante lo scisma d'Occidente, i monaci abbandonarono nuovamente l'abbazia, sotto la protezione dei Caetani signori di Marino. Nel 1462, Pio II (1458 - 1464) interruppe la serie degli abati perpetui dando l'abbazia in commenda al cardinale Bessarione, a cui seguì Giuliano della Rovere. Il cardinale della Rovere avvalendosi dell'opera di Baccio Pontelli, cinse il complesso con un recinto murario ornato da cortine merlate e torrioni cilindrici su tre lati; è probabile opera di Giuliano da Sangallo, o forse del Bramante, il Palazzo della Commenda caratterizzato da un bel portico con colonne di pietra sperone. Dal 1626 al 1738 l'Abbazia fu retta dai Barberini; durante il periodo napoleonico l'ordine monastico non venne soppresso, ma l'Abbazia subì molte spoliazioni.

Attualmente l'edificio ospita al pian terreno il Museo, in cui sono custoditi numerosi reperti archeologici e resti della decorazione della chiesa; il soffitto di una delle sale è stato dipinto nel 1547 da Francesco da Siena, in omaggio al commendatario Fabio Colonna; rappresenta le storie di Fabio Massimo il Temporeggiatore; al piano nobile un'altra sala fu affrescata da autore ignoto con le storie della distruzione di Tuscolo, all'epoca del commendatario Alessandro Farnese.

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